
E' crisi istituzionale in Somalia, dove il governo di transizione del premier Omar Abdirashid Sharmarke è stato sfiduciato. In seguito a una seduta parlamentare particolarmente accesa, 280 deputati hanno ieri votato a favore della mozione di sfiducia, 30 i contrari e otto gli astenuti. Mentre in aula si consumava lo scontro tra Sheikh Aden Madobe, presidente del parlamento, e il leader dell'esecutivo Sharmarke, a Mogadiscio infuriavano i combattimenti. I ribelli degli Shabaab, fazione vicina a al-Qaeda, hanno cercato più volte di conquistare la sede parlamentare. Dura la reazione delle truppe di Amisom, la missione dell'Unione africana, che ha sparato sul mercato di Bakara, considerato la roccaforte dell'opposizione islamica, facendo decine di vittime tra i civili. La crisi politica di questi ultimi giorni ha ingarbugliato ancora di più la complessa situazione della Somalia, che si trova a fare i conti con una recrudescenza del conflitto armato.
PeaceReporter ha intervistato Matteo Guglielmo, ricercatore ed analista del Cespi per il Corno d'Africa.
Come si è arrivati a questa crisi di governo?
Era da dicembre che il parlamento somalo non si riuniva e molti nodi politici erano rimasti in sospeso. Erano presenti in aula poco più di trecento parlamentari, a fronte di un numero complessivo di 550 deputati. Molti, infatti, risiedono all'estero e tanti non sono riusciti a raggiungere Mogadiscio. Al governo di Sharmarke viene rimproverato di non aver fatto abbastanza per la sicurezza del Paese e per l'allargamento del processo di pace. A gennaio il Consiglio europeo ha dato l'avallo a una missione militare in Uganda (Eutm) per contribuire alla formazione delle forze di sicurezza somale. Il problema è che poi l'esecutivo non paga i soldati che, trovandosi senza stipendio, passano all'opposizione. Nel passaggio si portano via le armi che, invece, arrivano dagli Stati Uniti. Paradossalmente gli Usa e l'Unione europea si trovano a finanziare i ribelli islamici. In Somalia non esiste un esercito regolare e strutturato, di conseguenza i soldati ubbidiscono alle leggi claniche. Se un signore della guerra di un determinato clan decide di cambiare fazione, viene seguito da tutti i suoi uomini.
Quale sarà il futuro del premier?
Per ora restano le sue dimissioni, anche se oggi le ha definite "incostituzionali" e ha espresso la volontà di restare in carica. Ieri nel giro di poche ore si sono susseguite due conferenze stampa. La prima di Madobe, presidente del parlamento, che annunciava l'approvazione della mozione di sfiducia e la caduta del governo. La seconda di Sharmarke che sosteneva l'illegalità della mozione, in quanto il mandato di Madobe era scaduto. In seguito ai colloqui tra il presidente Ahmad Sharif e Madobe, quest'ultimo si è dimesso, probabilmente dietro la promessa di un incarico ministeriale nel prossimo esecutivo.
L'opposizione islamica trae vantaggio da questa situazione?
Sì, assolutamente. L'incertezza politica incrementa l'emorragia di soldati e civili verso gli Shabaab o Hizbul Islam. Questa crisi, tra l'altro, si è verificata proprio nel momento sbagliato, quando era in corso una “spaccatura” all'interno di Hizbul Islam che aveva subito la defezione di Shek Ahmed Madobe, uno dei capi, che si sarebbe avvicinato al governo. La corrente degli Shabaab riconducibile a Abu Mansur Robow, l'ex portavoce, ha, inoltre, guardato con favore la difesa fatta dal capo dello stato Sharif del presidente del parlamento che appartiene al loro stesso clan. Questo, ovviamente, non avrebbe significato un avvicinamento degli Shabaab al nuovo governo, ma avrebbe favorito una distensione dei rapporti.
Fonte: Benedetta Guerriero di www.peacereporter.net
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